Euro sì, Euro no!

In questi ultimi tempi molti opinionisti, analisti e persone comuni come me, dibattono spesso riguardo un argomento che a noi Italiani sta molto a cuore: l’Euro.

Oggi voglio qui darti una brevissima panoramica sull’argomento, specie inerente la questione di una possibile uscita dall’Euro. Soprattutto mi piacerebbe dirti la mia, comunque, piuttosto che parlare di quello che ne pensano gli analisti ed esperti del settore.

Cominciamo sin da subito col dire cosa è l’Euro e perché è nato nel modo più sintetico possibile. L’Euro è la moneta unica Europea. È nata in seguito a tutta una serie di patti tra paesi Europei (siamo ancora negli settanta del millenovecento quando furono firmati i primi patti), dapprima inerenti il libero transito di merci e persone attraverso i paesi aderenti, per poi divenire patti anche politici, fiscali e così via. Insomma, il sogno di alcuni di un’Europa unita, un po’ specchio della federazione degli Stati Uniti d’America, adesso sembra aver preso vita. Solo che non posso fare a meno di notare diverse falle in questa Unione Europea e nella moneta unica e che la rendono, in realtà, proprio l’opposto di quello che sono gli U.S.A.

La prima cosa che mi salta all’occhio è l’enorme divario politico, sociale, culturale ed economico tra i vari Stati da cui è composta. Già questo avrebbe dovuto essere un monito per chi, invece, andò avanti per questa strada. Un’altra cosa che non posso fare a meno di notare è come l’Europa sia presente solo quando si deve imporre qualcosa mentre è assolutamente assente per aiutare a risolvere alcune problematiche. Faccio un esempio su tutti: l’immigrazione. Credo non ci sia alcun bisogno di dire qualcosa a riguardo se non che gli Stati che dovrebbero unirsi e venire in aiuto dell’Italia se ne stanno completamente fregando e, anzi, stanno facendo in modo che il problema sia tutto nostro.

Quest’Europa, dicevo, c’è solo quando si devono imporre restrizioni agli Stati che in questo momento non stanno vivendo un momento felice dal punto di vista economico. Più che Europa, però, diciamocelo pure, è la Germania che sta in qualche modo cercando di riaffermare la propria “supremazia” su tutti gli altri. Mi domando come mai ancora nessuno se ne sia accorto. Fateci caso, nella storia c’è sempre stata la Germania (anche se prima si chiamava in altri modi) che ha cercato in qualche modo di imporre il suo dominio su tutta l’Europa, quasi volendo arrivare anche all’Asia talvolta. Tentativi spesso poi non andati a buon fine. Nell’ultimo secolo ben due grandi sconfitte per le due guerre mondiali e i conseguenti pagamenti di ingenti somme e restrizioni. Non metto in dubbio che il popolo tedesco abbia vissuto anni di grosse difficoltà e di privazioni dal dopo guerra in poi, e bisogna ammettere che sono riusciti (almeno così sembra) a restaurare il loro paese anche dal punto di vista economico. Ma questo tentativo di “sopprimere” gli altri in tutti i modi, proprio non vogliono farselo passare.

Io mi domando: ma come si fa a chiedere sacrifici a persone che già non hanno nulla? La stragrande popolazione europea ha notevoli problemi ad arrivare a fine mese e cosa fanno i politici europeisti (che poi sono quelli che possono imporre ogni cosa)? Semplice, quello che illogicamente è giusto fare: carichiamo il popolo di altri fardelli. Già, bella trovata, soprattutto intelligente se si vuole ridurre allo stremo un popolo. È come se, vedendo un uomo che ha sulla sua schiena un enorme fascio di legna e non ce la fa a trasportarla da un punto all’altro della sua fattoria, arrivasse il gruppetto capeggiato dalla Merkel che gli dice: “Ma che bravo, ora ti mettiamo altra legna sulle spalle perché altrimenti tutta quella catasta che vedi lì non ce la farai a trasferirla in tempo, ne devi portare di più” e gliene caricano ancora sulla schiena ottenendo, come unico risultato che l’uomo si piega sulle sue ginocchia e, esausto, crolla sul terreno. E forse nessun ha ancora capito che questo è l’unico (non ce ne sono altri nonostante analisti ed economisti pluri-laureati dicano il contrario) effetto che si otterrà.

Mi domando quindi quale sia il loro reale scopo dato che è sotto gli occhi di tutti che l’Europa dovrebbe esistere solo sulla cartina geografica come continente e niente più, non con queste regole quantomeno.

Ma passiamo alla meravigliosa moneta unica. A detta dei nostri politici che ne permisero l’introduzione “Con l’entrata in vigore dell’Euro gli Italiani lavoreranno di meno e guadagneranno di più”. Di certo sulla prima parte di questa loro affermazione non si sono sbagliati, anzi.

Dopo le prime gioie dovute alla nascita e all’ingresso della nuova moneta cominciarono i guai. E già, perché da allora sono numerose le crisi finanziarie ed economiche che hanno colpito l’Europa e, sebbene è doveroso dire che non necessariamente partivano tutte dal vecchio continente, è giusto ricordare come siamo stati, tra gli Stati economicamente più avanzati, quelli che sono riusciti ad uscire dalle varie crisi in più tempo e con più danni. Dopo la crisi americana dei mutui sub-prime di otto anni fa, non ricordo più un momenti in cui le cose siano andate bene in Europa e, soprattutto, in Italia. Si dice che le crisi finanziarie siano una cosa fisiologica nei mercati (ed è vero), un po’ come la febbre per noi. Vengono, ci ammaliamo, prendiamo dei medicinali, convalescenze e via, rimangono solo un ricordo. La febbre, spesso, viene a causa di un’anomalia del nostro corpo, per esempio la presenza di un ceppo di batteri che causano un’infezione. La febbre è il sintomo esterno del nostro corpo per dirci: “Ehi, stai male, sto cercando di distruggere i batteri”. Anche la crisi, nei mercati ha la stessa causa. Avviene perché c’è qualcosa che non va e non passa finché quel “ceppo di batteri” non viene debellato. Bene, se da anni sembra che questa crisi non ci stia abbandonando è chiaro che ci siano problemi da risolvere che nessuno affronta di petto. Con ciò non sto affermando che nel frattempo i mercati non siano cresciuti, che le aziende non abbiano ripreso il loro valore pre-crisi, sto solo ammettendo che c’è qualcosa che non va se, nonostante i mercati siano cresciuti dopo le ultime batoste, se ancora la popolazione vive in grosse difficoltà.

Io credo che una di queste problematiche mai risolte sia proprio la questione Euro, sia la Banca Centrale Europea, sia la perdita di potere delle Banche centrali dei vari Stati che compongono l’Europa. La BCE, per esempio, non può agire come la FED (la banca centrale degli USA) che, in caso di necessità, “stampa moneta” per immettere nuova liquidità nel mercato. La BCE, infatti, non ha veri poteri da Banca Centrale. Certo, immettere liquidità crea nuovi problemi (che possono essere risolti con altre manovre), ma intanto si dà un po’ di respiro al popolo e alle azienda. Ma basta ricordarci come, alcuni mesi fa, la Germania e la Francia si opponevano a nuovi aiuti alla Grecia. Ecco, perché la BCE non ha poteri reali di Banca Centrale pur dettando leggi alle altre Banche centrali e, di conseguenza, avendo una certa sovranità economica sull’economia dei vari Stati Europei. Non approfondisco l’argomento, vi consiglio però di leggere, a riguardo, alcuni articoli che vi spiegano meglio la questione dello stampare moneta, o relativa ai poteri della BCE.

Altro problema, almeno in Italia è stato così, all’ingresso dell’Euro è stata la mancanza di reali controlli. Un po’ è successo il classico caso di: “intanto mi arricchisco, poi si vede”. Chi se lo ricorda il primo periodo dell’entrata in vigore dell’euro? Io sì. Vivo in una zona turistica e non potevo non notare come il menù turistico che fino al giorno prima era stato di quindi mila lire (pari oggi a quasi otto euro) divenne quindici euro. E il pane? Fino al giorno prima lo compravamo a duemila lire al chilogrammo, dalla mattina successiva fu due euro al chilo. Non c’è stato nulla che non sia stato raddoppiato e non ditemi che i commercianti non si erano accorti di questo errore enorme. All’epoca, non c’erano ancora nuove tasse e nuovi oneri, in una notte, però, tutto è cambiato. Così cosa accadde? Che la gente, nei primi mesi non ci faceva caso, ma pian piano si accorse di spendere più soldi di prima. Ma come era possibile? Si compravano le stesse cose. Eh no, anche qui l’errore. Psicologicamente c’è differenze tra dire la parole Mille lire e Un Euro. Mille è più di Uno e quindi inconsciamente non ci si accorgeva di spendere di più a volte. Questo circolo vizioso ha portato a un veloce aumento dei guadagni nel brevissimo periodo, fin quando la situazione diviene insostenibile per tutti. Poiché, bisogna dirlo, anche gli affitti per i commercianti raddoppiarono in una notte. Fu proprio un circuito da cui sembrava impossibile uscire. Le nostri classi politiche non sono riuscite ad arginare un problema così grave e, anzi, hanno fatto sì che si accentuasse sempre di più con una politica economica praticamente inesistente e tutto quello che hanno fatto è servito solo a creare disoccupazione, povertà e fuga dall’Italia.

Ecco perché il mio modesto parere a riguardo è semplicemente il ritorno alla Lira. Certo, ci sarebbe un primo impatto non bello dato dalla svalutazione della Lira. Bisognerebbe ricostituire il nostro sistema monetario e valutario. Inoltre, se si tornasse alla Lira ma si proseguisse con gli accordi commerciali, di sicuro si pagherebbero le merci importate molto di più. L’energia, per fare un esempio, sarebbe molto più cara. Così come le eventuali vacanze all’estero e tutto ciò che comporterebbe l’importazione di merci e servizi.

Ma l’Italia ha tutte le risorse per evitare di acquistare l’energia dalla Francia, il latte dalla Germania e così via. Ci sarebbe anche enormi vantaggi che, a mio avviso, non dovrebbero essere trascurati. Venire a trascorrere le vacanze in Italia, per esempio, costerebbe agli “Europei” molto poco rispetto a oggi perché comunque la Lira, inizialmente, sarebbe svalutata rispetto a Euro e Dollaro. Così ci sarebbe un boom turistico senza eguali. E che dire delle esportazioni? Anche le merci e i servizi che l’Italia potrebbe esportare sarebbero innumerabili e gli introiti credo che non si potrebbero nemmeno contare. Sono convinto che non ci sarebbe più disoccupazione a quel punto e tutte le famiglie Italiane vivrebbero finalmente dignitosamente. Penso che sarebbero numerosi i vantaggi da un’eventuale uscita sia dall’Euro che dall’Europa ma qualcuno, a quanto pare, non desidera che l’Italia ritorni ad avere il suo primato in Europa. E questo è il mio modestissimo parere, ciao.

 

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