Sono molte, oggi, le persone che hanno un’idea in testa e che desiderano trasformarla in qualcosa di comunicabile a tutti. Negli ultimi anni, la tecnologia su web ha proprio dimostrato come ci sia la tendenza di chiunque a mettere a disposizione di un sempre crescente numero di lettori, i propri pensieri e le proprie idee. Infatti, è innegabile come (ancor prima dell’avvento di Facebook), si sia moltiplicato a dismisura il numero di blog e forum. Con l’avvento dei social network, e in particolar modo del re dei social, Facebook appunto, la tendenza di utilizzare un blog o un forum è andata scemando, così si sono affermati quelli che hanno perseverato, quelli il cui scopo era davvero scrivere e far leggere. Certo, i blog sono più un diario personale pubblico, anche se molto più spesso si incontrano blog formativi, che insegnano a far qualcosa, che parlano di un determinato argomento e che sono un punto di riferimento per conoscere l’opinione del cosiddetto blogger. 

Ma la strada tra chi ha il sogno di scrivere un libro e chi ama fare blogging qui si separa. Perché chi desidera ardentemente che la sua idea (che sia un romanzo, una guida, un argomento particolare) sia leggibile sulle pagine di un libro che possa essere sfogliato da più lettori ha proprio il bisogno viscerale di scrivere un libro. Che poi queste pagine siano sfogliabili virtualmente a mezzo di un tablet o fisicamente, tramite i meravigliosi fogli di carta, per alcuni non fa molta differenza, per altri, più legati alla tradizione centenaria del libro cartaceo, la differenza la fa e come.

Detto ciò, bisogna ammettere che tutto questo non basta per scrivere un libro. Lo scrittore, quello con la S maiuscola è un esemplare molto raro direi. Credo in primo luogo che la scrittura sia un dono. A prescindere dal discorso pubblicazione con editore o self-publishing. In effetti, non credo più che un lavoro uscito anche dal più grande editore abbia alle spalle uno scrittore di talento. Ho speso un sacco di soldi e letto molti libri di grossi marchi editoriali che ho dovuto abbandonare dopo i primi capitoli. Ma questa è una storia diversa. In quest’articolo voglio darti alcune dritte per scrivere finalmente il libro che hai sempre sognato di mettere nero su bianco e, quindi, pubblicare.

Eccoti, adesso, le dieci regole per scrivere un romanzo.

Regola numero: umiltà.

E già, questa è la prima regola che chi si cimenta a fare “lo scrittore” deve rispettare. O sei una persona umile, pronta ad accettare le critiche sul tuo lavoro senza pensare che il tuo sia il libro migliore mai scritto al mondo, o ti conviene tenere nel cassetto quello che scrivi. Se invece pensi di essere in grado di capire che le critiche, anche quelle più cattive, hanno sempre un pizzico di verità e sono comunque un mattoncino che ti serve per “costruirti”, un insegnamento, e che aiutano a crescere, allora puoi proseguire nella lettura per capire se le altre regole possono esserti d’aiuto. Ma, ti avviso, se per caso pensi che non hai bisogno di nessuno, che sei il migliore e il più bravo e che quello che scrivi tu è il miglior lavoro fra tanti, ti conviene chiudere questa pagina, perché ti consiglio sin d’ora un’altra attività ma non la scrittura.

Regola numero due: conoscere la lingua.

Sembra scontato ma, da quel che ho visto in giro, non lo è più di tanto. Ritorniamo alla prima regola. Se sei umile, avrai la capacità di capire se possiedi una buona conoscenza della lingua (Italiana nel nostro caso) con cui vuoi scrivere il tuo libro. Infatti, se non conosci bene la nostra lingua (che, guarda caso, è la stessa lingua dei lettori), con tutte le sue regole ortografiche, grammaticali, semantiche e sintattiche è meglio che ti dedichi a qualche altra cosa. Questo semplicemente perché se dovessi optare per la ricerca di un editore che ti pubblichi, questi penserà alla mole di lavoro che si dovrebbe fare per rendere quantomeno leggibile quello che hai scritto. E in quel caso poco importa dell’idea geniale che è l’argomento scritto, se una persona non sa scrivere… beh, lo dice la stessa frase. Se, invece, dovessi scegliere (cosa che purtroppo oggi fanno in troppi) la via dell’auto-pubblicazione, presenteresti sul mercato un lavoro di scarsa qualità, e faresti un danno non solo a te stesso ma a tutti quei bravi autori che si auto-pubblicano. Se nonostante ciò che ti ho appena detto, riconoscendoti carente nella lingua, tu volessi comunque scrivere un libro, prima di cimentarti nella scrittura, iscriviti e frequenta un buon corso di lingua Italiana con orientamento alla scrittura. 

Regola numero tre: leggi più che puoi

Un vero scrittore, è prima di tutto un lettore accanito e appassionato. E a dirla tutta, non legge soltanto il genere che preferisce, ma il suo innato desiderio di divorare libri, gli permette di leggere qualunque cosa. Leggere aiuta tantissimo ad aprire la propria mente; allarga notevolmente, a dismisura oserei dire, i propri orizzonti. Insomma, combatte i limiti mentali che noi stessi ci creiamo. Leggendo si impara tanto. Si impara a scrivere, soprattutto. Leggendo, senza nemmeno studiarci tanto, si memorizzano i meccanismi della scrittura. È la migliore palestra per chi vuole scrivere e per chi vuole continuare a farlo. 

Regola numero quattro: l’idea.

Finalmente arriviamo alla regola che tanto aspettavi Sì, perché probabilmente, prima di leggere quanto da me scritto, pensavi che l’idea di quel che vuoi scrivere è il fondamento principale per scrivere un libro di successo. E ovviamente, perdona la franchezza, ti sbagliavi. Comprenderai che tutte le regole che leggerai sono concatenate, o le rispetti tutte insieme o è meglio che tu ti dedichi al punto croce o, che ne so, al fai da te. 

L’idea che hai non deve per forza essere originale come tutti ti fanno credere. Sarà il modo con cui la metterai nero su bianco che farà la differenza. Il come parlerai attraverso le pagine del tuo libro. Vedi? Per fare un esempio di quanto ti sto dicendo: ci sono decine e decine di romanzi di genere fantastico (scritti negli ultimi cinquanta, sessantanni) che seguono come idea base quella dell’eroe (o degli eroi) che deve percorrere un pericoloso cammino per portare avanti e concludere una missione che salverà tutto il resto del suo mondo da un oscuro signore e alla fine ci riesce dopo tanti sforzi, sacrifici e perdite. Ma di queste decine e decine solo pochi hanno “trionfato” e oggi sono dei veri best-seller. Inutile qui fare i nomi. Ci interessa altro. Quindi, hai un’idea che ritieni ottima per scriverci un libro? Perfetto. Prima di proseguire: quest’idea ti fa battere il cuore? Ti emoziona? Ti commuove? Ti fa sentire più vivo? Allora quello che devi fare è prendere un foglio (che sia quello di un block notes o quello di word sul computer, poco importa. Io preferisco la carta all’inizio) e scrivere l’idea che hai. Non ha importanza se è ancora confusa, scrivila e si delineerà davanti a te il mondo che vuoi creare (che sia vero o di fantasia è uguale) insieme ai suoi personaggi e in un istante vedrai la tua opera nascere. 

Regola numero cinque: pianifica.

Se hai messo nero su bianco la tua idea non ti resta che cominciare a lavorarci. 

Qual è il mondo in cui si svolgerà la tua storia? Bene, scrivi una descrizione del mondo, dei luoghi principali. Non esagerare nelle descrizioni però, lascia che poi sia l’ispirazione a trascinarti dopo. 

Quali sono i personaggi? Bene. Ancora è impossibile che tu abbia già creato tutti i tuoi personaggi, ma sicuramente ci saranno quelli principali. Perfetto. Elencali uno per uno con tanto di nome e generalità, descrivili fisicamente e appuntati il tipo di carattere che vuoi assegnare a ognuno. Stabilisci già eventuali legami di parentela, amicizia. Potrebbe essere rilevante che tu abbia bene in mente come due dei tuoi personaggi si sono conosciuti e così via. Scrivi tutto quello che ti viene in mente e non tralasciare di annotare le varie idee da sviluppare anche dopo o eventuali alternative a quanto scelto. 

È il momento dell’azione principale della tua storia. Cosa faranno i personaggi? Come? Perché? Quando? Dove? Scrivi tutto, anche per step, per livelli, decidi (anche per sommi capi al momento) da dove parte ogni personaggio, dove deve arrivare e cosa deve fare per arrivarci. Un po’ come quando organizzi un viaggio, una gita. Cosa fai? Sai da dove devi partire, sai dove vuoi arrivare, ma devi stabilire un percorso per non trovarti dopo a dover decidere e, magari, sbagliare anche strada. 

Regola numero sei: comincia a scrivere.

Bene, dopo tutti i passi iniziali siamo pronti a iniziare la stesura di questo romanzo. Non pensare troppo alle prime parole da usare, semplicemente comincia a battere i tasti della tastiera del tuo computer o, se vuoi scrivere con la penna, alzala, poggiala sul foglio e scrivi. Comincia con le prime parole che ti vengono in mente, anche se al momento ti sembrano stupide o non adatte. Bisogna superare sempre la fase del “non so cosa scrivere adesso” e il modo per farlo è scrivere qualunque cosa. Ci sarà tempo dopo per modificare. 

Ecco, hai cominciato a scrivere il tuo libro. Cominci a sentire soddisfazione e vai avanti cercando di seguire la traccia che hai progettato prima, vai avanti per qualche paragrafo ma ecco che accade qualcosa. Luoghi, personaggi e situazioni sembrano sfuggirti di mano. Hai la netta impressione che tu sia solo “una penna” e che il tuo romanzo stia nascendo da solo e tu non hai più controllo su nulla. È del tutto normale e, anzi, meglio che sia così. Questo vuol dire che la parte creativa del tuo cervello è all’opera. 

Hai terminato di scrivere alcuni paragrafi o un capitolo? Bene. Fermati e rileggi. Comincia a dare una forma migliore. Controlla se i periodi sono ben costruiti. Se sono troppo lunghi tagliali con un punto, separando le frasi laddove possibile. Se ci sono ripetizioni cambiale, l’Italiano è una lingua ricca di sinonimi. Scoprirai quanto un sinonimo sia spesso molto più efficace della parola che avevi usato precedentemente. Verifica se hai ben descritto le scene e i personaggi. Il lettore può immaginare quello che sta leggendo o farà una fatica immane per capire dove si trova e come sono i personaggi e i luoghi della scena che descrivi? Chiaramente, se parli di un luogo comune al pensiero di tutti è un po’ più semplice descriverlo. Se stai scrivendo un romanzo di fantasia o storico dovrai per forza di cose essere più dettagliato per dare tutti quegli elementi per permettere al lettore di immaginare perfettamente quello che tu vuoi che immagini. Ma attenzione: niente liste della spesa per descrivere luoghi e persone. Esempio: Nella stanza c’erano una sedia, un tavolo, un camino acceso. Tizio indossava un paio di pantaloni marroni, una camicia bianca, delle scarpe rosse, un bracciale e una collana di oro. Questa frase potrebbe essere riscritta rendendola più dinamica, tipo: Tizio era di fronte alla sedia di fianco al camino. Il fuoco era acceso, crepitava e le sue fiamme ondeggiavano. La luce di quel fuoco rifletté sui gioielli che indossava e li fece risaltare sul marrone dei pantaloni e persino sulla camicia bianca. Nemmeno le scarpe rosse si notavano così tanto quanto quel luccichio. Tizio si avvicinò poi al tavolo […]. Nello descrivere una scena, rendendola “viva” si inseriscono i vari elementi che desideriamo.

Un altro errore da non fare mai è forzare le cose. Se, per esempio, relativamente a quanto scritto sopra, si era deciso che Tizio ha un carattere violento, e magari lo stavamo descrivendo in un momento tranquillo a casa sua, sarebbe inutile scrivere che “quell’uomo aveva proprio un carattere violento”. Perché sarebbe una forzatura. Qualcosa non inerente. Magari, per mostrare quella parte del carattere attenderò il suo interagire con una situazione o con altri personaggi. In tal modo diventa anche quasi inutile specificare che Tizio è violento perché il lettore lo sa già. Un altro sbaglio che spesso si fa quando si è all’inizio di questa meravigliosa esperienza è il dire tutto e subito. NO! Mai cadere in una trappola simile. Rivela tutto ma gradualmente e riservati le cose importanti per i colpi di scena. 

Non avere paura di cancellare interi paragrafi, o capitoli. Capita di scrivere interi capitoli solo perché ci si sente in “dovere” di scrivere, di finire, e a volte il risultato è inutile e da eliminare. 

Ogni volta che termini un capitolo o un lungo paragrafo rileggilo e fai il lavoro che ti ho già consigliato, ti eviterà un successivo editing eccessivamente laborioso, ti terrà dentro al romanzo e ti permetterà di evitare di scrivere incongruenze. 

Bene. Hai terminato la stesura. Ma il libro non è ancora in vita. 

Regola numero sette: revisione.

Da notare che non ho chiamato questa regola “editing” per quanto la parola revisione possa esserne un sinonimo (più in là scoprirai il perché). Ti consiglio di rileggere tutto il romanzo, dall’inizio alla fine evitando di riportare troppe correzioni. Limitati, al momento, a sistemare eventuali accenti, errori di punteggiatura, frasi eccessivamente contorte, ripetizioni e roba simile. Piuttosto, evidenzia tutto quello che pensi debba essere corretto o comunque modificato. Mentre operi la revisione, devi avere accanto a te un bel foglio in cui prendi appunti sulle eventuali nuove idee che ti vengono, perché dopo dovrai considerare se poterle inserire; annoterai se ci sono incongruenze o periodi che potrebbero generarne una o più successivamente; prenderai nota di eventuali argomenti aperti e poi non chiusi successivamente (salvo che tu abbia intenzione di scrivere un continuo del romanzo, che così diventerebbe il primo di una serie); ti dovrai assicurare che tutto sia al posto giusto e se qualcosa non va scrivilo sul foglio degli appunti dopo averlo evidenziato sul romanzo stesso.

Quindi, questa fase usala solo per verificare errori minuti da correggere e appuntare tutto quello che poi dovrai modificare, eliminare, aggiungere. Dopo aver fatto ciò, chiudi il file o metti da parte i fogli in cui hai scritto tutto e allontanati dalla tua creazione. Non pensarci, fai altro. Ti consiglio almeno una settimana di pausa completa. 

Regola numero otto: fallo leggere a persone fidate.

Chiedi a un paio di amici fidati, ai tuoi parenti più vicini, di leggere il tuo manoscritto. Se sono persone poco avvezze al genere che hai scritto è ancora meglio. Chiedi loro di segnarsi eventuali errori che dovessero scoprire ma, soprattutto, di darti un giudizio su quello che hanno letto. Chiedi loro di non prendersi un anno per la lettura. 

Regola numero nove: editing.

A questo punto raccogli tutto quello che ti è stato dato dalle persone a cui hai fatto leggere il libro. Separa le critiche dai complimenti. Leggi i complimenti: benissimo, quelli sono sicuramente i tuoi punti di forza, non dimenticare di averli quindi. Poi leggi le critiche e cerca di trarne vantaggio. Esempio: se ti si criticano le descrizioni troppo minuziose, lunghe o viceversa, troppo diluite, saprai come correggere il tiro. Aggiungi le critiche al tuo lavoro di revisione, prendi di nuovo il romanzo in mano e ricomincia a leggere cercando di inserire le correzioni necessarie, di rivedere il tutto in base al materiale raccolto sia da te che dai tuoi lettori.  

Dopo che avrai tagliato, inserito nuovi elementi, cancellato altro, modificato, risistemato, dovrai rileggere tutto daccapo (sì, proprio così, si scrive tutto unito e non “da capo”), e nuovamente revisionare tutto il tuo lavoro. Rivedi errori, rivedi incongruenze, rivedi la narrazione, rivedi le descrizioni, rivedi i periodi, rivedi se ci sono errori di battitura. A questo punto ti servono nuovamente occhi diversi dai tuoi. Scegli uno o due lettori di cui ti fidi e che conoscano bene la lingua Italiana e chiedi loro di leggere il romanzo. Chiedi che ti indichino soprattutto se: 

  • il testo è scorrevole;
  • la punteggiatura è apposto; accenti, apostrofi e quant'altro sono correttamente inseriti;
  • i tempi utilizzati vanno bene; 
  • i periodi sono ben scritti e hanno un significato;
  • il romanzo ha un senso compiuto, cioè se scorre verso una direzione unica dall’inizio alla fine o se si aprono più direzioni e si crea confusione;

Insomma, chiedete di avere tutti gli elementi necessari per l’ultima fase di editing, che è quella conclusiva. 

Regola numero dieci: rileggere e concludi.

Dopo che hai revisionato e editato il romanzo più di una volta (le regole otto e nove vanno ripetute almeno un paio di volte) sei quasi sicuro che tutto vada bene. Purtroppo non è così: qualcosa sempre sfugge. Per cui rileggi, questa volta come se fossi un lettore, il tuo lavoro. Rileggilo più di una volta. Se, dopo queste ultime riletture, ritieni che non ci sia più nulla da modificare, correggere, inserire, eliminare, allora è pronto per la fase successiva: la pubblicazione, ma questo è un argomento che tratterò in un altro articolo. 

Bene, per oggi è tutto. Se pensi che quest'articolo sia interessante e d'aiuto, ti chiedo di condividerlo sui tuoi social, usando i social buttons qui sotto. Se vuoi, puoi anche lasciarmi un tuo commento. Al prossimo articolo, grazie per avermi dedicato il tuo tempo.

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